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Al confine con la Thailandia, contro le moderne schiavitù

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29 febbraio 2016

Poipet, citta della Cambogia al confine con la Thailandia, è il luogo di convergenza di numerose famiglie che si trasferiscono perché vedono in questa città un luogo di lavoro e quindi di un futuro migliore.

Le persone cercano di guadagnarsi da vivere sfruttando il fiorente commercio transfrontaliero o avviando piccole attività commerciali, ma le opportunità economiche, in realtà, sono scarse.

La maggior parte della popolazione vive a livelli di sussistenza, guadagnando un dollaro al giorno o meno e trasformando la città in un luogo caratterizzato soprattutto dal disagio sociale, dalla povertà e la criminalità sino a diventare meta per i trafficanti di esseri umani. La mancanza di opportunità lavorative è uno dei primi elementi che spinge le famiglie a concedere i loro figli ai trafficanti con false promesse di denaro. Così, a ciclo continuo, vengono trafficati bambini e bambine che spesso finiscono a mendicare per le strade di Bangkok o vengono impiegati nell’industria del sesso. Saranno poi le autorità tailandesi a bloccare e rimpatriare i bambini immigrati illegalmente accompagnandoli da dove sono partiti: la città di confine Poipet.

Purtroppo non è soltanto da qui che ha luogo il fenomeno di trafficking. In generale, la mancanza di opportunità lavorative in gran parte della Cambogia, produce fenomeni diffusi di migrazione illegale e traffico di esseri umani verso la Tailandia. E’ in questo contesto che Mani Tese opera attraverso l’associazione partner locale Damnok Toek per il reinserimento di bambini maltrattati e sfruttati.

bimbi

Nel 2001 Damnok Toek ha aperto il Centro di Accoglienza di Poipet per bambini vittime di trafficking e abusi grazie al progetto “Return and Reintegration of Children Trafficked to Thailand Project”, finanziato dall’OIM. Mani Tese si affianca a Damnok Toek in questa sfida. Vengono offerti servizi di assistenza e sostegno a breve e lungo termine a bambini vittime di traffiking, a coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti, che vivono e lavorano in strada e a chi rischia di diventare vittime di abusi.

I bambini seguono un processo di riabilitazione all’interno del Centro di Accoglienza, una struttura appositamente realizzata collocata in una zona tranquilla e sicura, che può accogliere un massimo di 30 bambini, sia femmine sia maschi.

Nel corso della loro permanenza presso il centro, mangiano tre pasti salutari e bilanciati al giorno e hanno accesso ad ogni cura medica. E’ garantito un sostegno sociale e psicosociale che ha lo scopo di sciogliere le tensioni emotive venute a crearsi, far nascere la fiducia in loro stessi e vengono formati in merito ai loro diritti. Da attività più collettive si passa poi a un sopporto e aiuto mirato per affrontare le esperienze vissute attraverso terapie espressive come il disegno, la pittura e i giochi di ruolo.  Non mancano anche attività educative volte a momenti di sensibilizzazione su tematiche sociali, story-telling, arte, artigianato e materie più di studio come la matematica, scienze e storia.

Oltre a questi compiti il Centro di Accoglienza cerca di prevenire anche il verificarsi di episodi recidivi di trafficking. Infatti, una volta rintracciata la famiglia, viene seguito il processo di rinserimento del bambino con visite a domicilio e visite al Centro. Se la famiglia non verrà localizzata allora il bambino sarà inserito in strutture alternative.

Questo progetto si inserisce nel programma I EXIST che prevede progetti di cooperazione e attività di sensibilizzazione contro il fenomeno delle moderne schiavitù. Per maggiori informazioni: www.iexist.it

 

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