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Seminario “Cooperazione senza nord e senza sud”

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16 settembre 2014

Gli interventi e le proposte emersi nell’evento organizzato da Mani Tese Firenze

mondoterracqua-copiaMani Tese Firenze ha organizzato lo scorso anno un incontro sulla cooperazione. Di seguito potete leggere le sintesi degli interventi e alcune riflessioni dei soci di Firenze.

SEMINARIO “COOPERAZIONE SENZA NORD E SENZA SUD”

INTRODUZIONE

I profondi mutamenti del contesto internazionale hanno modificato le categorie concettuali di Nord e Sud del mondo ed impongono un ripensamento del modo di interpretare la cooperazione da parte della società civile impegnata e delle associazioni di solidarietà’ internazionale.

Mani Tese Firenze e la coop. Riciclaggio e Solidarietà hanno organizzato un incontro nel quale sono emerse alcune riflessioni, che riportiamo qui in forma sintetica  quale contributi alla riflessione e alla sperimentazione condivisa su cosa significa oggi fare progetti.

SOMMARIO

* Contesto generale: alba del XXI secolo, fine della globalizzazione e vertice della finanziarizzazione. Nuovi stati del Sud sufficientemente forti, ma non tanto da scalzare totalmente l’Occidente (USA ancora in posizione dominante) ma abbastanza da creare blocchi regionali, sul confine dei quali scoppiano le guerre;

*  prosegue incontrastata la finanziarizzazione come finanza globale, termine di riferimento della maggior parte dei processi. Gli stati sono trasformati da essa, non svuotati ma persino rafforzati nel ruolo di sostegno al privatismo finanziario. Sfumano i confini nord-sud e privato-pubblico (sottomesso al primo).

* Creare spazi di territorio sottratti ai circuiti finanziari globali; non necessariamente localismo, ma decidere che tipo di scala può essere più adatta a far girare le risorse in regime di separatezza dalla pervasività finanziaria. Tendenza di molte comunità locali attuali.

* Cooperazione allo sviluppo vista come funzionale alla politica estera e al profitto: si dice che devono essere i privati (finanziarizzati) a farla. Possibilità di rivederla come alleanza di soggetti/attori per creare spazi di incisività decisionale: mirare al potere, alla incisività. Percorsi aperti, inclusivi, popolari, collettivi, partecipativi. Partnership a geometria variabile a seconda degli obiettivi desiderati. * Ricavare spazi di autonomia e indipendenza decisionale, cioè riguadagnare il /potere/ sulle cose essenziali, sui beni comuni. Dovrebbe essere la finalità ultimativa della cooperazione, creare reti e alleanza capaci di incidere.

TEMI TRATTATI

COOPERAZIONE  E  FINANZA INTERNAZIONALE (A. Tricarico)

La finanziarizzazione del capitale è l’ultima modalità di cercare sbocco ai profitti da parte dei grandi capitali. Lla finanziarizzazione della società è il fenomeno globale più caratteristico degli ultimi anni. La finanziarizzazione dell’economia non significa solo l’accentramento del potere economico nella finanza, ma il fatto che tutta la società viene trasformata a causa del fatto che è diventato obbligatorio interagire con la finanziarizzazione del capitale.

La risposta a tutte le crisi è più finanziarizzazione. Il piatto forte dei processi di finanziarizzazione è rappresentato dalla finanza pubblica. La finanza pubblica diventa parte della finanziarizzazione dei mercati, in quanto deve attirare i “grandi investitori” per finanziare il proprio debito e rilanciare la propria crescita . E lo deve fare cedendo sovranità.

La finanza pubblica deve aiutare i privati a fare profitto e utilizzare anche la cooperazione in questa prospettiva. La commistione fra finanza pubblica e privata è ormai  molto diffusa, anche nel terzo mondo. Anzi in alcuni casi, come in Cina, la commistione è totale. In questo contesto la cooperazione è sempre più funzionale al rilancio delle imprese e dei mercati, è sempre più un’appendice alla politica estera di uno Stato.

COOPERAZIONE E REGIONALIZZAZIONE DEI CONFLITTI (A. Tricarico, F. Gesualdi)

Un altro fenomeno importante è la nuova regionalizzazione dei conflitti. Al bipolarismo Est-Ovest, finito con la caduta del muro di Berlino, era succeduto un periodo di globalizzazione politica guidata dai paesi del G8. Con le guerre in Afghanistan e  Iraq si sono venuti creando dei blocchi regionali.

Con il crollo del mondo bipolare la società civile ha avuto una prospettiva globale, facilitata anche dalle nuove esperienze di social net. Per l’immaginario collettivo la stagione dei social forum è stata molto importante, si è avuta l’impressione di poter incidere a livello internazionale, di aver trovato la scala giusta,  il tavolo di trattativa giusto e di avere un ruolo significativo.

La nuova regionalizzazione dei blocchi e dei conflitti ha di nuovo mutato gli scenari di riferimento per la società civile impegnata. Anche la cooperazione è rimasta invischiata in questi processi. In molti casi viene utilizzata come forma di politica estera per operare solo in quei blocchi nei quali esiste un interesse strategico dell’Italia o dell’Europa.

LA COOPERAZIONE E LA CRISI (F. Gesualdi e altri)

Le crisi finanziarie (dai subprime in poi) sono un altro elemento determinante del modificarsi del concetto di cooperazione. La vecchia cooperazione che intendeva esportare un modello di sviluppo, insegnare al Sud del mondo è totalmente saltata. La cooperazione serve ad aiutare i donatori a superare la propria crisi. La cultura mercantilista ha “lavorato” tanto in questi anni. Efficienza, concorrenza, mercato, profitto sono le parole d’ordine del dibattito politico. Ognuno si vede concorrente dell’altro ed è in atto una guerra fra poveri.

COME FARE COOPERAZIONE DAL BASSO

F. Gesualdi
Il nostro obiettivo deve essere quello di stare al fianco dei più colpiti dalla crisi, senza divisioni di frontiere.
1) essere capaci di sostenere con dignità i più colpiti dalla crisi;
2) essere capaci di resistenza per salvaguardare i diritti umani;
3) essere capaci di promuovere un modello non mercantile, ma comunitario;
4) cercare di far cambiare le regole anche se i centri decisionali sono
sempre più lontani.

A. Tricarico
In questo momento abbiamo bisogno di capire e sperimentare su quali modelli di cooperazione bisogna lavorare. Quale è la scala, quali sono gli interlocutori istituzionali, quali i punti nevralgici. Il livello materiale delle varie comunità della società civile impegnata varia paese per paese, ma le dinamiche sono le stesse. Nelle comunità e nelle associazioni delle periferie di Cochabamba e di Milano le questioni di fondo sono le stesse e sono quelle poste dalla finanziarizzzione e dalle nuove regionalizzazioni. Occorre introdurre nelle comunità locali dei modelli che contrastino i processi di finanziarizzazione, creino resilienza, sottraggano le risorse del territorio a questi meccanismi. La cooperazione diventa  più uno scambio di esperienze, di modelli che una donazione di soldi. Ci si confronta sulle risposte organizzative che si è in grado di dare, per creare resilienza alla crisi. Occorre decidere come far circolare le risorse su cui si ha potere e con chi.

M. Biggeri
Siamo stati affascinati dallo slogan di insegnare a pescare piuttosto che dar da mangiare il pesce, ma anche questo è stato un inganno. Il problema centrale è quello di capire i meccanismi del potere in ogni contesto sociale. Ripartire dal livello locale comunitario è fondamentale per contrastare la tendenza a costringere chi è in crisi a cercare solo risposte individuali e familiari. Sono i processi che fanno la differenza, le relazioni che vengono create da
un progetto.

F. Laurenzi

Esistono alcuni capisaldi che discriminano oggi fra le ONG che si occupano di cooperazione. 1)rifiutare come organizzazioni la crescita per la crescita del budget;
2) ricostruire la mappa dei partenariati. Bisogna scegliere con chi lavorare. In Italia come nel Sud del mondo esiste la stessa diversità nella società civile in termini di consapevolezza sulle tematiche dei diritti, dell’economia sociale, dei beni comuni. Occorre quindi selezionare bene.
3) Sostenere progetti all’interno di una economia sociale. Non basta sostenere la singola micro impresa;
4) Specializzarsi, scegliere dei temi sui quali vogliamo fare la differenza;
5) Infine, un altro elemento di discrimine fondamentale per noi è il lavoro sul territorio: verificare se il partner italiano o straniero è attivo sul territorio, prende posizioni politiche, partecipa alla vita della società civile.

ALCUNI SPUNTI E RIFLESSIONI DA CONDIVIDERE CON I SOCI DI MANI TESE

PROPOSTE:
1- sostegno dei piccoli interventi locali e fortemente radicati nel
territorio (come il Centro del Riuso di Canciulle a San Casciano)
2- azioni critiche in tutti gli ambiti della vita quotidiana
3- risposte all’emergenza immigrazione (sbarchi e minori non accompagnati)

INDICAZIONI
Vista l’enorme fatica di attività economiche (produttori di beni e servizi) a non cadere nella trappola dello sfruttamento:
– far cambiare le regole
– scambio di modelli, livello locale, economia sociale, economia
comunitaria per creare resilienza alla crisi
– sostenere gli impoveriti globali
Dal punto di vista strategico, ha ancora valenza il concetto di consumo e produzione sostenibile (= acquisto consapevole + produzione etica).

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