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Commenti al documento finale sulla cooperazione

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29 maggio 2015

DA ROMA

In primo luogo vogliamo esprimere l’apprezzamento verso un testo che cerca di render conto – nella inevitabile brevità delle pagine di un documento di sintesi – della complessità dell’argomento; in particolare, dalla prospettiva di un gruppo locale quale il nostro, ci è apparsa rilevante la considerazione – che condividiamo pienamente – circa la difficoltà di comunicare alla cittadinanza progetti articolati quali quelli che sempre più, in futuro, ci troveremo a sostenere. Sul tema della comunicazione vorremmo evidenziare alcune esigenze che sentiamo, sia sul piano del contenuto, sia su quello della forma.

Dal punto di vista del contenuto, crediamo che il lavoro di formazione sui volontari debba insistere verso tre direzioni particolari:

  1. In primo luogo, come è stato ben scritto sul documento al punto 11., verso la semplificazione/non banalizzazione dei progetti futuri: una divulgazione che sappia render conto della complessità verso cui sono diretti sempre più gli interventi di cooperazione, senza però rinunciare all’obiettivo di “infiammare” il potenziale donatore sull’efficacia di questo lavoro. A questo proposito riteniamo si debba valorizzare il più possibile la pluridecennale esperienza di Mani Tese in molti Paesi, presentando il nuovo lavoro futuro in primo luogo come un’evoluzione di quello del passato. In altre parole, da un lato, rispetto al lavoro del passato, crediamo possa essere utile per ogni area tematica e per ogni Paese, disporre – nei limiti del possibile – di una scheda sintetica e d’effetto, che sappia riassumere quanto Mani Tese ha saputo raggiungere negli anni (abbiamo un passato, sfoggiamolo!); dall’altro lato, rispetto all’impegno futuro, credo sia importante formare i volontari, come del resto questo vostro documento si propone meritoriamente di fare, verso una sorta di “teoria della cooperazione” che ci informi sulle dinamiche che ne definiscono lo sviluppo (solo così, sapremo difendere questa strada presso terzi e mostrare la consapevolezza di Mani Tese verso il metodo di lavoro che ha scelto).
  2. Dal momento che i progetti futuri saranno chiamati a sviluppare partenariati con soggetti diversi (costruendo reti con ONG locali e internazionali, istituzioni locali del Sud del mondo accanto ad enti locali italiani, ecc…), la dimensione politica dei nostri progetti certamente sarà rafforzata rispetto a quanto accadeva nelle microrealizzazioni. Crediamo che al valore della politica Mani Tese debba dedicare più attenzione. Negli anni qui a Roma, abbiamo avvertito il problema epocale, ahinoi ben noto, della diffidenza verso la politica. Addirittura, nella scelta dei nostri progetti da finanziare, abbiamo ad esempio deciso di privilegiare progetti di sostegno alla produzione alimentare o di educazione infantile rispetto a progetti più apertamente politici, come ad esempio quelli a favore dei Sem Terra. Ciò, proprio per evitare di sommare al problema della penetrazione in un contesto difficile come quello di Roma, nel quale continuiamo ad essere poco conosciuti, un problema interno al progetto presentato ai cittadini. Riteniamo che – per quanto difficile, lo sappiamo bene – la nostra associazione debba lavorare in direzione di una formazione dei volontari anche nei confronti della politica in generale, per tentare di recuperarne il valore e saperlo difendere dalle obiezioni dei nostri interlocutori. Sappiamo quanto sia impegnativo quanto chiediamo: del resto, cosa c’è di più difficile del lavorare sui fondamenti?
  3. Connesso a quanto appena detto al punto 2), crediamo ci sia un altro problema: la sempre maggiore complessità dei progetti ed in particolare la pluralità dei soggetti con cui dovremo collaborare, temiamo possa far emergere una questione di trasparenza dei progetti stessi. Detto più chiaramente, i volontari presentando un progetto, dovranno saperlo metterlo al riparo dal sospetto che i fondi raccolti per il suo finanziamento non vengano dispersi in canali “laterali”, più o meno eticamente discutibili. 

Sin qui ci siamo soffermati sugli aspetti relativi al contenuto di cui riempire il lavoro di formazione su noi volontari. Accanto a questo non va dimenticato l’aspetto che riguarda la modalità attraverso cui promuovere quei contenuti, la loro forma.
Nel documento di sintesi si parla di “momenti di formazione rivolti ai volontari”: la proposta di organizzare giornate nazionali dedicate all’argomento è probabilmente il modo migliore per affrontare organicamente il tema in tutta la sua vastità. Tuttavia crediamo che non basti: accanto a quell’evento dovrebbero essere affiancati documenti di approfondimento sui singoli argomenti da far girare per posta elettronica fra i volontari e magari anche indicazioni bibliografiche a cui i singoli possano attingere per portare avanti la propria autoformazione. Temiamo infatti che limitarsi alla proposta di giornate di formazione, finisca per escludere quei volontari che non possano parteciparvi.

Vi segnaliamo anche che nel corso della nostra discussione è emersa anche una certa curiosità verso un tema, quello dei progetti in Italia, esposto succintamente al punto 6., di cui sappiamo poco.

Vogliamo concludere il nostro intervento, ribadendo la nostra gratitudine per averci aggiornato circa i contenuti del dibattito in corso all’interno della nostra associazione, ed averci coinvolto in esso, sollecitandoci ad esprimere la nostre idee al riguardo.

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